Giovanni Malagò, candidato alla presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio insieme a Giancarlo Abete, ha rilasciato un’ampia intervista al Corriere della Sera in vista delle elezioni del 22 giugno.
Parlando della propria candidatura, Malagò ha spiegato che non si tratta di una scelta maturata per ambizione personale, ma di una risposta alle richieste ricevute dal mondo del calcio:
«Avevo appena finito Milano-Cortina, ero felice, appagato, ma provato fisicamente. Con la testa ero su altro. Sono venute a parlarmi 5 società di Serie A, avevo detto loro che non ero disponibile».
Successivamente, però, il consenso sarebbe cresciuto:
«Nel giro di poco i club sono diventati 18-19, un record in un ambiente spesso diviso. Allora ho chiesto loro un impegno ufficiale. Dopo è arrivato l’endorsement della Lega B, degli allenatori e dei calciatori. A quel punto mi sono detto: se lo sport ti chiama, per spirito di servizio mi metto a disposizione».
Il tema dell’ineleggibilità
Malagò ha affrontato anche le discussioni relative alla sua presunta ineleggibilità:
«Assolutamente tranquillo. Ho chiesto un parere in materia, il Collegio di Garanzia si è pronunciato in maniera chiara e non ho altro da aggiungere».
Secondo il dirigente, alcuni tentativi di ostacolare la candidatura avrebbero addirittura aumentato il sostegno nei suoi confronti.
Il programma per il calcio italiano
L’ex presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano ha indicato gli obiettivi principali di un eventuale mandato:
«C’è un ambiente da ricostruire con energia, idee e nuovi innesti: è evidente che qualcosa si deve cambiare».
Tra le priorità citate figurano la qualificazione olimpica dell’Under 21, i risultati della Nazionale maggiore nella Nations League e la crescita del movimento femminile.
Malagò ha inoltre delineato una prospettiva di lungo periodo:
«Io guardo a un orizzonte di sei anni. La qualificazione al prossimo Mondiale e gli Europei 2032: un mandato di due anni più quattro e poi stop».
Nessun contatto con i possibili CT
Interrogato sui possibili commissari tecnici della Nazionale, Malagò ha escluso qualsiasi contatto preventivo:
«Non ho parlato con nessuno di loro, non sarebbe serio».
Il riferimento era a nomi come Roberto Mancini, Antonio Conte e Pep Guardiola.
Giovani italiani e vivai
Sul tema della valorizzazione dei calciatori italiani, Malagò ha evitato soluzioni semplicistiche e ha sottolineato la necessità di un lavoro condiviso:
«Bisogna accelerare il sostegno ai vivai, fare un patto fra tutti i soggetti per valorizzare gli italiani, ne beneficerebbero tutti».
Come esempio virtuoso ha citato il modello della pallavolo italiana, costruito attraverso una stretta collaborazione tra federazione e lega.
La promessa
L’intervista si è chiusa con una dichiarazione destinata a far discutere:
«Garantisco: ci saremo».
Una promessa chiara: se sarà eletto presidente della FIGC, Malagò è convinto che l’Italia tornerà a qualificarsi per la prossima Coppa del Mondo FIFA 2030 dopo le delusioni delle ultime edizioni.
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