La squadra di Luis Enrique, con una pressione asfissiante, distrugge i sogni e le ambizioni dei nerazzurri, mai scesi veramente in campo nel corso dei 90 (+ 2 del recupero del primo tempo) minuti di gioco.
A Monaco non c’è storia: va avanti il PSG dopo 12 minuti con Hakimi che, per rispetto della sua ex squadra, non esulta quando segna davanti alla curva attorniata dai suoi ex tifosi. Poi, 8 minuti più tardi arriva il gol di Doue e il primo tempo si chiude con un’Inter inerme, ma che dà segnali di possibile risveglio, ai quale però non verrà dato seguito nella ripresa. Due tiri per la squadra di Inzaghi, entrambi di testa, entrambi su calcio d‘angolo, entrambi fuori.
Nel secondo tempo Doue trova il gol che chiude definitivamente il match al 63’, poi Kvaratskhelia e Mayulu mettono la ciliegina sulla torta di una finale giocata in modo perfetto dai parigini, che hanno dominato nell’aspetto mentale e tecnico della gara e che si sono presi finalmente la tanto agognata Champions League con Luis Enrique che sale nell’Olimpo del calcio insieme a Guardiola riuscendo a conquistare due Triplete con due squadre diverse.
Discorso completamente opposto per l’Inter di Simone Inzaghi, arrivata probabilmente alla fine del suo ciclo, dopo aver raccolto meno di quanto potesse vincere e dopo aver subito la sconfitta più umiliante della sua storia. Raggiungere due finali di Champions League in tre anni con mercato praticamente a costo zero è un’impresa, ma non arrivare nemmeno a giocarsi la partita più importante della stagione probabilmente cancellerà tutto il percorso fatto. Non è ancora dato sapere se Inter e Inzaghi continueranno il loro matrimonio insieme, ma la cosa più importante da fare ora, per la dirigenza interista, è quella di iniziare un processo di ringiovanimento che abbassi necessariamente l’età media della squadra. Squadra arrivata completamente scarica alla partita che doveva significare riscatto dopo quella persa due anni fa contro il Manchester City. Facendo una pagella sulla sola finale di Champions League l’Inter, dalla dirigenza all’allenatore alla squadra, in un unico collettivo, meriterebbe di prendere 0, come i minuti in cui è scesa in campo. Analizzando, invece, tutto il 2024-25 e levando l’emotività che l’ennesima delusione comporta la stagione rimane più che sufficiente, da 6.5/7 in pagella, per tutti tranne che per una dirigenza tronfia dopo lo scudetto della ventesima stella che non ha provato nemmeno a immaginare come potesse migliorare una squadra, anagraficamente vecchia, in vista della stagione successiva, oggettivamente la più lunga di sempre a causa del nuovo formato della Champions League, della Supercoppa Italiana a 4 e del Mondiale per Club. Inevitabile l’insufficienza per chi, da campione d’Italia, decide di non avere coraggio nel cambio dei senatori e si presenta come nuovi acquisti il secondo portiere e due parametri zero. Senza dimenticare l’investimento su Palacios completamente cannato.
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