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Calcio

Pio Esposito: “Dalla B alla Champions è stato un salto enorme. Media? C’è esagerazione”

Le parole di Pio Esposito al Corriere della Sera

Francesco Pio Esposito, attaccante dell’Inter, si è raccontato in una lunga intervista al Corriere della Sera, toccando diversi temi: dalla crescita personale al rapporto con i compagni, fino alla delusione per la Bosnia e alle ambizioni con i nerazzurri.

Tra i punti centrali, il legame con Lautaro Martínez, preso come riferimento non solo tecnico ma soprattutto caratteriale:

“Lui è molto completo, ma quello che ti emoziona è la sua cattiveria, la sua passione, la fame che ha: anche in allenamento gioca come fosse la finale del Mondiale”.

Il giovane attaccante ha sottolineato anche quanto la sua mentalità abbia inciso nel percorso che lo ha portato ai massimi livelli:

“Il sangue del rione Cicerone di Castellammare di Stabia credo di portarlo sempre con me: la famosa cazzimma mi ha portato qui, dalla B alla Champions. Ci vuole tanto coraggio per non buttarsi giù e far vedere che ci stai”.

Non è stato però un percorso semplice. Esposito ha raccontato le difficoltà iniziali e il cambiamento personale che lo ha aiutato a crescere:

“All’inizio piangevo ogni notte per tornare a casa. Ero un bambino con molta rabbia, irascibile, sia a scuola che in campo. Poi mi sono ambientato benissimo, cambiando radicalmente. Apprendere il più velocemente possibile i consigli dei compagni e dello staff fa parte dell’approccio al lavoro di cui parlavo, che forse è la mia vera forza. Poi per stare a livello di certi campioni il lavoro è l’arma principale”.

Un percorso accompagnato anche da grande autocritica e consapevolezza:

“Faccio molta autocritica, riguardo la partita, gli errori e mi rimprovero. Ma credo sia positivo. Penso di aver vissuto finora questo primo anno con grande calma e equilibrio. E sono molto contento perché il salto è stato gigantesco. Nel calcio è un complimento: credo sia per la mia serietà, la professionalità e l’impegno che ci metto sempre. Con l’approccio giusto”.

Sui riflettori mediatici, Esposito invita alla calma:

“Pompato dai media? C’è esagerazione, sia nel bene che nel male. Sono un ragazzo di 20 anni che arriva dalla B, a cui nessuno ha regalato nulla, che sta facendo bene nella sua prima stagione all’Inter, ma che non ha fatto ancora niente per scomodare certi paragoni. Io non ho colpe però: non ho mai detto di essere un fenomeno o di valere 100 milioni. Sono solo uno che dà il massimo tutti i giorni”.

Spazio anche alla delusione per la partita contro la Bosnia, vissuta con grande intensità emotiva:

“Ho fatto fatica a metabolizzare subito la delusione. Avevo lo sguardo fisso in un punto e non riuscivo a capire cosa fosse successo, ero sotto terra. Il primo pensiero è di aver deluso i compagni, le persone a casa, gli amici, la famiglia. Rigori ne calcerò ancora, ne segnerò e qualcuno lo sbaglierò: quel giorno ero convinto di prendermi la responsabilità di tirare per primo, mi sentivo sicuro, poi è andata male. Ho visto una squadra che ha dato l’anima, per la maggior parte con un uomo in meno, creando diverse occasioni. Non è bastato e non basta: l’Italia ha l’obbligo di andare ai Mondiali, bisogna prendersi la responsabilità”.

Il lavoro mentale è diventato una parte fondamentale del suo percorso:

“Da qualche mese lavoro con uno psicologo dello sport: mi sfogo, mi dà consigli pratici. Mi aiuta molto e mi piace approfondire. Mi ritengo fortunato ad avere fatto i due anni a Spezia in B: nel primo ho fatto molta fatica, ho subito il salto dalla Primavera, ho segnato solo 3 gol e ci siamo salvati all’ultima giornata”.

Determinante anche l’incontro con il tecnico Luca D’Angelo, considerato una figura chiave nella sua crescita:

“Rischi di perdere la sicurezza in te stesso, ma sta a te avere la forza di reagire e ritrovarti. Devo ringraziare il tecnico Luca D’Angelo: il gol salvezza al Venezia all’ultima giornata è stata la mia svolta. E ho rinunciato a un ingaggio migliore alla Samp per continuare con chi aveva creduto in me: credo sia stata la scelta migliore della mia vita”.

Sul presente e sugli obiettivi con l’Inter, Esposito mostra fiducia:

“Ci voleva una prova convincente come quella, oltre alla la vittoria. C’è ottimismo e ci crediamo al massimo. Gli devo tanto per la fiducia che ha avuto in me, anche questa estate”.

Un pensiero anche su Cristian Chivu, figura importante nel suo percorso:

“Con un altro allenatore sarebbe rimasto all’Inter? Non posso saperlo, forse sarebbe stato più complicato. Di sicuro Chivu ha una propensione speciale verso i giovani e mi conosceva già”.

Infine, uno sguardo alla sua quotidianità lontano dal campo:

“No, anzi dopo le partite non dormo proprio, a causa dell’adrenalina. Sto con le persone a cui voglio bene, non gioco alla playstation e ora ho iniziato un corso di inglese: ci tengo a migliorarlo”.

FOTO: Goal.com

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