Il processo in corso a Buenos Aires sulla morte di Diego Armando Maradona ha rivelato dettagli scioccanti riguardo alla gestione sanitaria del campione argentino nei suoi ultimi giorni di vita. Il dottor Fernando Villarejo, direttore dell’unità di terapia intensiva della Clinica Olivos, ha testimoniato che durante il ricovero di Maradona, dal 4 all’11 novembre 2020 per la rimozione di un ematoma subdurale, il controllo clinico era praticamente assente. Ha descritto un ambiente in cui “era permesso tutto”, con Maradona che ordinava liberamente cibo spazzatura, in contrasto con le indicazioni mediche.
Villarejo ha inoltre riferito che il neurochirurgo Leopoldo Luque avrebbe impedito l’ingresso a due medici inviati dalle figlie di Maradona per valutare le sue condizioni, un gesto definito “strano e intempestivo”. Ha anche denunciato che Maradona fu sottoposto a sedazione su ordine diretto di Luque, senza una visita pre-operatoria e con l’obiettivo di “disintossicarlo” dall’alcol, decisione presa senza il necessario rigore clinico e senza una reale consapevolezza da parte dei familiari.
Queste rivelazioni si aggiungono alle accuse di omicidio colposo mosse contro sette membri dello staff medico che si occupavano di Maradona, tra cui il neurochirurgo Luque e la psichiatra Agustina Cosachov. Gli imputati rischiano pene fino a 25 anni di carcere.
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